giovedì 7 aprile 2011

Carmen

Vai, lento e con tanta lena truce
trucidare, Achille, i figli di Troia
devi, tracannarne il tragico sangue,
forse il tritro e ritrito ossario, stridulo
ti chiama, è Patroclo triste e tremante
dall’Orco trapana il cervello spento
trama lugubri ritorni nei sogni,
non pensare, strappa loro le carni,
“taratantara” dici tu, o terribile
uomo-mostro-artiglio-e-rostro veloce
con denti digrignanti e sentenziosi:
sei la mano del fato, sei la gru
foriera di migrazioni finali,
la tua, la sua, quella del mondo
che non capisce, zittisce; per loro
passa uno squillo tremulo di tromba
soltanto, un lontano tallone eroso,
cavalli che corrono e piano scartano
un corpo esanime, in cerchi continui,
uguali, terreni, sottili, eterni.

giovedì 3 marzo 2011

Carmen - "Devotio"

Con smania di mani
lambisco le tue membra,
stamane l’immane manto
del mondo che mena la finta
parata delle maschere mute
ho smerigliato, ho smembrato,
sarò Publio Decio Mure,
le tue mura d’incertezza assedierò
attingerò dal mantice
tutto il mana necessario
m’avventerò sul tuo esercito
di sprezzatura armato
ammanettato
repente morirò
ci sacrificherò
entrambi
ai morti dei Mani

martedì 25 gennaio 2011

Delirium Hibernum - Scrivere e affini


[Qui ci starebbe da dio una bella immagine
di una penna a inchiostro che scrive in grafia
elegante o una macchina da scrivere degli anni '70.
Si ma usate la fantasia, forza, lo dico per voi.]


Diverso tempo che non scrivo, vero. E voi, o amati e numerosissimi lettori (siete almeno 3 o 4: vi ho contati) che mi chiedete nuovi post per questo blog, sarete felici adesso. Come…? Se sono felice io…? Immagino di poter rispondere qualcosa di simile a un “sì”. Anche se non scrivo da tanto. Ma, converrete con me, come si fa a scrivere qualcosa di interessante?
Il Presidente del Consiglio dei Ministri fa festini orgiastici denominati Bunga Bunga, di ascendenza africana e presumibilmente ancestrale, con un paio di suoi amici vecchi e bavosi, famosi personaggi della politica e dello spettacolo. Viene trafugata la tomba di uno dei padri della televisione italiana, morto da poco. Parenti che ammazzano altri parenti e si incolpano a vicenda, poi si assolvono a vicenda, poi vengono lapidati, poi santificati. Viene raccontata la miracolosa guarigione di una suora, operata dall’ex pontefice, ora in aria di santità. Un telegiornale racconta che i cani (non in senso metaforico, proprio cani cani, quelli con la coda, a quattro zampe, che abbaiano, fanno la pipì alzando la zampetta di dietro e cose così) ospiti in programmi della propria azienda televisiva vengono pagati, e anche bene (per avere quelle cifre, mi spulcerei anche io in diretta, con collare, guinzaglio e qualsiasi altra cosa vogliate [tranne essere accarezzato da Signorini, quello non lo farei]), mentre non si fa menzione dei cani della tv nazionale, e si scredita una rete privata rivale perché non paga un suo cane (che per ripicca orina gaiamente sulle scenografie).
Ecco, davanti a tutto questo (ma è una selezione dell’ultima settimana, potrei ampliare), cosa mi rimane da scrivere? E ‘sti cazzi, non mettetevi a dire “ma si sa, la realtà supera la fantasia” o “che schifo Berlusconi e i ladri di tombe e gli assassini e la Chiesa e chi maltratta gli animali” o frasi del genere. Non scrivo per mancanza di idee, né per indignazione. È che per ora è tutto così succosamente interessante qui fuori… Chi me lo fa fare di mettermi a guardarmi dentro?

lunedì 22 novembre 2010

Alius carmen - Job 13.11-16

Non vi spaventa la sua maestà,
non vi assale il suo terrore?
Sofismi di cenere sono i vostri moniti,
strumenti d'argilla sono le vostre repliche.
Tacete, lasciatemi solo, voglio parlare io,
mi accada quel che accada.
Afferrerò la mia carne coi denti
terrò tra le mani la mia vita.
Mi ammazzi pure, non l'aspetterò in silenzio,
ma difenderò in faccia a lui la mia condotta
e questa sarebbe già la mia salvezza
perchè un ipocrita non può comparire davanti a lui.

domenica 7 novembre 2010

Meditatio de Autumno IV - Topoi


Alcuni argomenti di discussione sono veramente pruriginosi. Insomma, non pretendo di parlare di stemmata codicum o di scritture onciali o di poeti polacchi morti suicidi a vent’anni o di film muti o di camice o di gruppi sperimentali di provincia o di fumetti o di evoluzionismo o di metafisiche improvvisate o di epistemologia. Ma, quantomeno, qualora non si avesse l’adeguato bagaglio enciclopedico per portare avanti discussioni del genere – e non è affatto obbligatorio, per carità! – si parli di calcio o di figa o di film trash, per favore.
La mia idiosincrasia nei confronti dei filosofi, per esempio, mi porta spesso a rifuggire questioni sull’argomento, almeno in certi termini. No, quelli lì non la troveranno la verità e sebbene cerchino in ogni modo di pararsi il culo con sub-teorie che facciano da scudo a possibili repliche o con tesi-non tesi che lasciano l’ambiguo in bocca, il loro cristallino, monumentale ma fatiscente edificio razionalistico è sempre, almeno da un piccolo spiraglio, attaccabile. E non c’è niente di peggio di chi si improvvisa filosofo! Quantomeno i filosofi famosi lo facevano con stile.
La morale poi. Oh, la morale spicciola, che gustoso tema di discussione, quasi divertente. Belli soprattutto concetti quali “coerenza” e “ipocrisia”, che si contendono il secondo posto subito dietro l’ormai mitico “mettersi in discussione” e appena avanti a “dovere civico”. Tanto valeva tenersi le tavole della legge, almeno all’orecchio suonano bene.
Ma su tutto, l’intramontabile topos dell’“eh, ma sai com’è, al giorno d’oggi…” Vi spiego come funziona. Prendete la frase appena citata fra virgolette e aggiungete subito dopo un aspetto qualsiasi della vita, della cultura, della politica, della società, denigrandolo e rimembrando di rimando (mi stringerei la mano per l’abilità retorica) i fasti nostalgici e un po’ fascisti del passato. Non ci sono più i gruppi noise di una volta. I giovani di oggi non leggono. Eh, ma Berlinguer sì che era un vero politico. Certo che oggi che se non la dai in giro… Un tempo valevano le competenze. I fanciulli di oggi si drogano e poi vanno in discoteca e poi muoiono in macchina. Qualche esempio da repertorio, nulla più. È inutile sottolineare che si tratta di topos vero e proprio e non di clichè: dalla notte dei tempi si parla di “età dell’oro”, di “fasti dell’antica Roma”, di “primavera dell’umanità”, di “aurea classicità” e così di scorrendo. Eh, è proprio vero, una volta sapevano dare nomi più belli a questa cosa, altro che oggi…!
E ciò che vale sul piano diacronico, vale anche su quello diatopico. Paragonare l’Italia a qualsiasi altro angolo del mondo sottolineando come la prima faccia schifo, penso stia diventando uno sport riconosciuto e regolamentato.
Insomma, se volete parlare di cazzate, fate come me, apritevi un blog, così nessuno sarà obbligato ad ascoltarvi e lo farà solo se lo vorrà. Oppure parlate di tette, culi, coppa Italia e Lino Banfi. Che, ripeto, almeno sono argomenti ancora vasti, sterminati e riguardo cui ognuno può dire la sua.

Si, se vi state chiedendo perchè ci sia la Grammatica come immagine del post... Boh, è un po' che volevo utilizzarla, ma i neuroni per i discorsi intelligenti li ho lasciati tutti per gli esami che devo dare, quindi la uso per una stronzata. Che possa perdonarmi.

martedì 19 ottobre 2010

Meditatio de Autumno III

Il tempo va avanti, sembrerebbe. E siamo alla mia quarta settimana a Milano. Alcune zone sono davvero interessanti, altre meno. C’è gente di ogni tipo, chissà se due o tre anni fa sarei stato in grado di conoscere così tante persone in così poco tempo. Certo, la sacrosanta spocchia mi accompagna sempre, come una fedele compagna. Ma, d’altronde, se dovessi iniziare a selezionare le conoscenze secondo i miei criteri, vivrei una ben solitaria esistenza. C’è sempre l’innegabile vantaggio di confrontarmi con un campione più significativo di mondo. Mi sto accorgendo di essere davvero una bella persona, interessante, intelligente, aperta, piacevole. Bravo.
Ah, mi sono iscritto in palestra.
Fa ridere, si. Parecchio. Ma devo dire che andarci di mattina ha i suoi lati positivi. Sono circondato da vecchini, adorabili. Oddio, mi smerdano addirittura loro, in quanto a prestanza fisica. Poco male.
Le lezioni di filologia mediolatina hanno dell’erotico, ve lo assicuro. Oggi mi sono eccitato fisicamente davanti a quello stemma codiucum del Policraticus di Giovanni di Salisbury. Cazzo, cazzo, cazzo, che bello.
E il tempo, in tutto ciò, va avanti. Non capisco se corra troppo (quasi un mese!) o indugi oltremisura (solo un mese?). Ci sono situazioni che non riesco a valutare, senza capirne la portata cronologica. Senza contare tutti quei casini bergsoniani su tempo e durata. Cazzo.
A proposito, che fatica accettare certe convenzioni idiomatiche del milanese. Tipo “figa” al posto di “cazzo”, o l’articolo prima del nome, o certe inopportune abbreviazioni del tipo “buon appe” o “vai tranqui” o “siga” o cose così. Nessun problema con le vocali invece, è il meno. Mi consolano i coinquilini meridionali al 100%. Fa ridere, ma non ho mai parlato così tanto napoletano quanto qui a Milano.
Mah.

martedì 5 ottobre 2010

Meditatio de Autumno II - "Comunicatio"


Appurato che i social network non sono il posto ideale per giochi para-letterari o manifestazioni di acume, considerato che la brevità di un essemmesse impone una struttura testuale troppo breve e comunque troppo rigidamente definita, esclusa la possibilità di relazionarsi per via telefonica (sembra tramontata l’epoca delle lunghe telefonate), ridotte al minimo le possibilità di interagire di persona per via della troppa facilità a spostarsi e spostarsi lontano e spostarsi di continuo, che scenari si prospettano per la mia/nostra socialità?
I problemi nascono a monte, e sono dannatamente grossi. Parlare con qualcuno porta a incomprensioni, sempre. Cosa voglio dire io quando parlo con qualcuno o gli mando un messaggio o gli scrivo una mail? Una dichiarazione d’intenti prima di ogni atto comunicativo sarebbe pesante, noiosa, ridicola. Auspico la creazione di una scheda contenente i sottocodici linguistici da utilizzarsi, i referenti, le finalità, i limiti, da compilare prima di ogni nuova conoscenza e da far firmare ad ambo le parti.
Per non parlare di chi ascolta/legge discorsi di altri o per altri o fra altri. È un problema sorto da poco, forse dalla nascita dei social network o giù di lì. Le parole fanno male e per questo di solito non ne uso mai troppe, ma qualche volta per zelo creativo non ci penso su e mi lascio andare; senza considerare che dall’altra parte ci sono centinaia di persone a cui non interessa un accidenti la mia estemporanea elucubrazione, o che facilmente la fraintenderanno, o che la penseranno indirizzata a loro, o che la capiranno e ci soffriranno.
Le parole fanno male e i social network fanno male. Il blog è uno strumento più autarchico e personale, lo leggi se vuoi leggerlo, ti dà spazio per spiegare; ecco perché da oggi sarà meglio usarlo di più.
E magari sponsorizzarlo su Facebook.