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martedì 8 aprile 2014

Carmen - "Strega di Agarthi..."

 [D. G. Rossetti, "Giovanna d'Arco", 1882]


Strega di Agarthi
regina del mondo
sei demonio con occhi di lampo
Lamia, Lamù
malia dei Malebranche
nenia rubicante
allappante sensazione
di metrica claudicante

la tua pesca ineffabile
da sublime Graffiacane
ficcante filtro
d’amore o marijuana
insana
nel tuo splendere e sparire
nel morire
come martire incivile.


Questa e tante altre poesie sceme su Ergasterium, la mia pagina facebook!

sabato 31 luglio 2010

Meditatio aestatis - I

Estate piena, profonda, nera, apicale. Caldo, canicola, afa. Brezza, acquazzone, grandine. Tutto procede come da manuale, un manuale strano e babilonico nelle mani di una non meglio identificata divinità. La pelle a tratti s'attacca alla pelle, umana, animale, conciata, sessuale. Scegliete voi la combinazione. Io al momento rientro nella casistica schiena-divano. Rientro anche in altre casistiche, più socialmente rilevanti: coppie scoppiate, neolaureati triennali, popolo delle città disabitate, giovani che non credono alla politica, futuri emigranti in paesi stranieri non tanto migliori dell'Italia ma che così appaiono, scrittori che non perdono tempo a non definirsi tali e che continuano a maltrattare le Camene che non si concedono loro. Più rilevanti, meno interessanti. La mia pelle adesa a quella del divano, per il sudore, non per l'usura, quando cerca di staccarsi s'arrossa e si irrita. La mia pelle si irrita spesso. Si irritava spesso, per meglio dire. Ora solo quando prendo tanto sole. E l'estate è fatta un po' per prendere il sole, sarà per questo che ce l'ha con me.
Giornata in piscina, io che studio la parabola del sole, sperando di accelerarla col mio scrutare, mentre sfoglio gli "Studi su Dante" di Auerbach (dopo dieci pagine smetto e mi metto a leggere Tex), un paio di bonazze isteriche poco lontano, già nere (e perché cazzo venite in piscina, se neanche toccate l'acqua, sgualdrine laide che altro non siete?), qualche vecchia gallina, i turisti troppo zelanti, i belli e maledetti cultori dell'epa tartarugata: difficilmente mi viene in mente un'immagine più triste; e alludo soprattutto a me stesso, sia chiaro. Bè. L'estate è questa.
Questo non è evidentemente l'anno dei pellegrinaggi e delle esplorazioni, non per me. La vena claustrale ha preso, mio malgrado, il sopravvento, quest'anno. Come ha preso il sopravvento l'asindeto, a quanto vedo, in queste righe.
Lo stilnovismo tragico di Cavalcati e il suo averroismo, a tratti mi rubano a questo perpetuo happy hour. Publio Nasone mi strappa un sorriso d'intesa. I social network (non networks, in italiano non si mette la "s" alla fine delle parole inglesi plurali) dovrebbero darmi fastidio, non so. Non si addicono al tipo dello spocchioso intellettuale conservatore vetusto elitario che mi si addice tanto bene. Ma mi stanno quasi simpatici, alla fine Eraclito voleva custodire la sua opera negli anfratti di un tempio, cosicchè noi diciamo "oh, Eraclito, che spirito aristocratico e sopraffine, ha nascosto al volgo la sua opera, perchè troppo elevata", quando alla fine i frammenti ce li abbiamo lo stesso. Mi piace questo elemento. Quindi pure io faccio così, pubblico cose inutili per darmi un tono.
Mi manca qualcosa, mi manca più di qualcosa, questa estate, ma "nasconderò [...] il vuoto che avanza", in qualche modo.
Vedo che pure l'ultima parvenza di para-letterarietà mi abbandona, meglio continuare un'altra volta.

sabato 22 maggio 2010

Alius Carmen - "Ai faux ris, pour quoi traï avés"


Di Dante se ne parla tanto, ma mai troppo. Un paio di anni fa, sul mio vecchio blog, ebbi modo di constatare come Dante si fosse trasformato da incubo liceale ad auctoritas prediletta dopo giusto un paio di corsi universitari ben piazzati. Ora che nel medioevo ci sguazzo gaiamente, non posso che adorare alla follia Dante. Quello che mi ha sempre colpito dell'Alighieri è l'uso davvero disinvolto, espressivo, competente e diversificato della lingua.
Prova ne sarebbe questa composizione; dico "sarebbe" perchè, nonostante i critici siano oggi concordi nell'attribuirla a Dante, a lungo si è ritenuta spuria. La caratteristica principale della poesia è quella di essere scritta in tre lingue diverse: francese antico, latino e italiano; l'effetto è fortemente straniante e nonostante il tema, non dei più originali, il risultato è interessantissimo. Per farvi rendere conto della struttura linguistica del componimento, ho usato il grassetto per i versi in italiano, il corsivo per quelli in francese e il tondo per quelli in latino.


Ai faux ris, pour quoi traï avés
oculos meos? Et quid tibi feci,
che fatta m'hai così spietata fraude?
Iam audivissent verba mea Greci.
E selonch autres dames vous savés
che 'ngannator non è degno di laude.
Tu sai ben come gaude

miserum eius cor qui prestolatur:
je li sper anc, e pas de moi non cure.
Ai Dieus, quante malure
atque fortuna ruinosa datur
a colui che, aspettando, il tempo perde,
né già mai tocca di fioretto il verde.

Conqueror, cor suave, de te primo,
ché per un matto guardamento d'occhi
vous non dovris avoir perdu la loi;
ma e' mi piace che li dardi e i stocchi
semper insurgant contra me de limo,
dount je seroi mort, pour foi que je croi.
Fort me desplait pour moi,

ch'i' son punito ed aggio colpa nulla;
nec dicit ipsa: "malum est de isto";
unde querelam sisto.
Ella sa ben che, se 'l mio cor si scrulla
a penser d'autre, que d'amour lesset,
le faux cuers grant paine
an porteret.
Ben avrà questa donna cor di ghiaccio
e tant d'aspresse que, ma foi, est fors,
nisi pietatem habuerit servo.
Bien set Amours, se je non ai socors,
che per lei dolorosa morte faccio
neque plus vitam, sperando, conservo.
Ve omni meo nervo,
s'elle non fet que pour soun sen verai
io vegna a riveder sua faccia allegra.
Ahi Dio, quant'è integra.
Mes je m'en dout, si gran dolor en ai:
amorem versus me non tantum curat
quantum spes in me de ipsa durat.
Cianson, povés aler pour tout le monde,
namque locutus sum in lingua trina,
ut gravis mea spina
si saccia per lo mondo. Ogn'uomo senta:
forse pietà n'avrà chi mi tormenta.
(Dante, tutte le opere, Newton Compton editori, Roma 2007, pp. 769-770)



Breve sitografia