giovedì 9 maggio 2013

Otium, negotium, prezzemolum et finocchium



 

Svegliarsi con l’insana ansia di fare qualcosa. Soddisfare i primarissimi bisogni scatologici. Compiere meccanicamente i soliti gesti mattutini: svitare, sollevare, colmare, rimettere, riempire, riavvitare, aspettare, versare, ingollare. Iniziare a collegare i dati che arrivare dall’esterno, interpretarli e dar loro un senso. Accorgersi che, ops!, non si ha più un orizzonte da inseguire. Grattarsi la chiappa mentre ci si ustiona il palato col caffè. Fissare la gazza ladra che zampetta fuori dal balcone, mettere la tazzina nel lavandino, andarsi a fare una doccia.

È bello essersi laureati e, per ora, non fare un cazzo…

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